Di pause…

Questa giornata è passata velocemente, tranquilla, fuori dal tempo e dallo spazio della società, lontana dagli echi del mondo che entrando di forza nella nostra vita, attraverso apparecchi elettronici vari, ci sbatte in faccia ogni minuto milioni di notizie. Ho scelto di spegnere tutto, di lasciar perdere per qualche ora il frastuono della terra e di dedicarmi a me stesso, al mio piccolo mondo personale, che da ieri si sta riempiendo di scatoloni e borse, velocemente riempiti di tutto e di niente.

È stato meraviglioso non sapere niente di Trump e Biden, non avere idea delle stronzate che può aver detto Salvini o delle polemiche sul referendum dei parlamentari, per non parlare delle elezioni regionali. È stato fantastico non avere idea di quanti contagi da Covid-19 ci sono stati nel mondo, non aver sentito le ultime discussioni sulla chiusura delle discoteche, non aver visto le foto delle persone che fregandosene di tutto, vanno in spiaggia ad ammucchiarsi l’uno sull’altro.

Ventiquattro ore fuori dalle notizie, dai social, da tutto quanto, è quello che mi sono ripromesso di fare oggi, lasciando perdere ogni forma di comunicazione, ogni scambio di messaggi. Mi sembra di esser stato via secoli e mi sono reso conto di avere una percezione del tempo completamente sballata, dettata dai ritmi di una società mondiale, che non dorme mai, che non si ferma un attimo. Cosa succede in Asia? In Cina? In Corea? Negli Stati Uniti, in Sud America? In Africa? In Francia? In Italia? In Inghilterra? E in Russia? E in Europa? Quali ripercussioni avrà questo evento su quel paese o su quel continente? Da anni ragiono così, con tutti i pro e i contro del caso, perché stare al passo coi tempi, se l’interesse è volto al mondo intero, richiede un sacco di energie.

So che gli eventi delle ultime ore sono stati tantissimi, alcuni dei quali importantissimi per il futuro del globo, ma ho dovuto cedere a questo bisogno impellente di disintossicarmi, di sparire completamente, di allontanarmi da questa oppressione mediatica, che si è impadronita di buona parte della mia attenzione.

Per il resto tutto è andato come sempre, ho mangiato, vissuto, svolto le normali operazioni della mia giornata, ma senza lo stress di dover comprendere, analizzare, esplorare quello che avviene intorno a me, per capire come si svilupperanno gli eventi nei prossimi giorni, nei prossimi anni.

È una cosa che farò sempre più spesso, almeno una volta al mese probabilmente e credo che sia una buona abitudine, un qualcosa di cui tutti noi abbiamo bisogno, perché il carico di informazioni interessanti che ci viene gettato addosso, è troppo grande per esser metabolizzato dalle nostre riserve cognitive, e spegnere tutto anche solo per un giorno è assolutamente necessario per ricaricare le batterie mentali.