Di Vinili strani…

Da frenetico ascoltatore di musica quale sono, mi sono chiesto spesso quali potrebbero essere i dischi più misteriosi e strani lanciati sul mercato fin da quando il vinile è entrato nel nostro uso comune. Ce ne sono tre che mi incuriosiscono particolarmente.

Il primo del trittico l’ho ascoltato quando ero ancora alle elementari e apparteneva al padre di una mia compagna di classe. Era il resoconto, narrato da un giornalista sportivo, dell’incidente di Alessandria di Tazio Nuvolari. Ricordo che lo ascoltammo per la prima volta durante una ricreazione a scuola e che quella voce seria, grave, mi angosciò talmente tanto da imprimersi nella mia memoria fino al giorno d’oggi. Le parole della voce narrante scorrevano, secondo dopo secondo, accompagnate dal rumore del motore dell’auto di Nuvolari, dallo stridio delle gomme sulla strada e dal crash generato dall’incidente. Il disco più Dark che abbia mai ascoltato in vita mia.

Il secondo vinile lo trovai anni fa sul banchetto di un robivecchi di Parigi. Era un vecchio disco intitolato: The best of Marcel Marceau. Costui, per chi non fosse pratico è stato un attore e mimo francese. Conosciuto soprattutto per l’attività di mimo, Marceau è stato anche l’inventore del passo del moonwalk, rivisto e reso celebre nel millenovecentonovantatré da Michael Jackson che lo diffuse, a livello mondiale, danzando sulle note di Billie Jean durante lo show per il venticinquesimo anniversario della Motown, etichetta discografica di Detroit, nota per aver lanciato alcuni dei più grandi artisti della musica Rhythm and Blues e Soul. Il vinile di cui parlo, ha una durata di quaranta minuti caratterizzati da silenzio quasi assoluto, se si esclude il leggero brusio del pubblico che ogni tanto durante l’esibizione del mimo parlotta. Vi assicuro che quel mormoreggiare è veramente fastidioso quando si ascolta il disco, che termina con qualche minuto di applausi alla fine dell’esibizione.

Il terzo vinile di cui parlo, contrariamente agli altri due, non ho mai avuto il piacere di ascoltarlo. Ne ho trovate alcune versioni su youtube ma apparentemente non hanno niente a che vedere con l’originale, almeno per la descrizione dell’album che ho potuto trovare online. Ne parlò una volta Tom Waits, durante un’intervista che fece a sé stesso, spiegando quale fosse la registrazione più interessante in suo possesso. Parafrasandolo, il geniale cantautore, polistrumentista e attore statunitense dice: È una meravigliosa e misteriosa registrazione. Si tratta di grilli. La prima volta che ho ascoltato questo disco mi è sembrato di sentire il Vienna Boys Choir o il Mormon Tabernacle Choir. Ha parti armoniche in panorama corale. C’è solo una voce che entra improvvisamente e dice – Quello che state ascoltando è il suono dei grilli. Apparentemente l’unica modifica che viene apportata al canto dei grilli registrato è un rallentamento del loro frinire. Questo renderebbe il loro suono ancora più incredibile, almeno alle orecchie del cantautore di Pomona.

Ad esclusione del primo disco, che assume un’aria misteriosa nel mio vissuto soggettivo, soprattutto per l’impatto che ebbe su di me quando ero ancora un bambino, gli altri due vinili offrono spunti di riflessione interessanti, soprattutto per un musicista. Da una parte la ricerca del silenzio assoluto, dall’altra uno dei più incredibili suoni della natura. Niente zampino dell’uomo, il prodotto di questi due album è al di fuori dalla produzione musicale umana e indubbiamente, nel caso di molti album prodotti dagli anni ottanta a oggi, la supera incredibilmente per genialità e bellezza.