Di dubbi e certezze

È ufficiale, almeno perché il presidente Americano lo ha già detto un paio di volte, Trump non si fida del sistema di voto messo in atto per le prossime elezioni, che si svolgeranno, lo ricordo, tra poco più di un mese. Le maggiori testate giornalistiche, italiane e internazionali, si sono subito fiondate sulla notizia, ponendosi la domanda: Se Trump perde, accetterà l’esito delle elezioni? Accetterà la sconfitta? Imprimendo, nella mente della gente, lo spauracchio dittatoriale, che come diretta conseguenza, visto che comunque si parla di dittature moderne, sottilmente velate, ma non troppo, rimanda alla figura di Putin.

A mio avviso, porsi domande di questo tipo è fuorviante, un po’ come chiedersi: Che cosa mangerò stasera a cena? Sapendo che ogni sera mangio un’insalata verde e un po’ di formaggio. È interessante invece domandarsi: Quali sono gli effetti del dubbio innescato con interventi mirati, come quello lanciato da Trump parlando del voto per posta? E scendendo ancor più nel profondo: Quali sono gli effetti, di un dubbio generato su un’affermazione lanciata dall’uomo più importante, più potente e di conseguenza più pericoloso del mondo occidentale? E se vogliamo andare ancora più giù: Ma se il Presidente Americano dubita del sistema di voto del suo paese, di che cosa possiamo essere veramente certi? A che cosa possiamo credere?

Basta aprire Facebook per vedere l’effetto incredibile generato dallo strumento del dubbio sulle masse. Basta che un cretino qualsiasi, meglio se con una laurea in qualcosa, come se un percorso universitario fosse per forza indice di intelligenza-competenza, metta in dubbio l’esistenza del Covid e subito trovi migliaia di persone che gli vanno dietro, per esempio.

Da qualche anno tra l’altro, in particolare da quando esiste Internet, l’arma del dubbio è diventata talmente di moda, visti i suoi effetti, che il più incompetente dei politici sa, che non serve fare proposte o avere un programma solido per conquistare le masse, basta mettere in dubbio l’operato degli altri, di coloro che sono al governo, dei rivali, più in generale degli antagonisti. Questo metodo funziona bene anche perché spesso, non riusciamo a tenerci informati e accettiamo tante cose per partito preso.

Così nel duemilaventi non abbiamo più fiducia nella magistratura, non abbiamo più fiducia nel governo, non abbiamo più fiducia nelle istituzioni, questo perché il tarlo della diffidenza a poco a poco si sta mangiando quel buonsenso di cui indubbiamente un tempo eravamo dotati. Interessante il fatto che questo tarlo ce l’abbiano a poco a poco impiantato le stesse persone che fanno parte delle istituzioni, buffo, davvero buffo.

Così passiamo il tempo a porci le domande sbagliate: Trump accetterà la sconfitta? Ma che cazzo vuol dire? Ma che cazzo me ne frega? Il Presidente degli Stati Uniti dice che non si fida del sistema messo in atto per le prossime elezioni e nessuno si concentra su questo. Roba da matti.

Zygmunt Bauman parlava di società liquida, di un mondo moderno estremamente individualista, dove le uniche convinzioni sono che: il cambiamento sia l’unica cosa permanente e l’incertezza, l’unica certezza. E’ importante tuttavia affermare che, anche se questo è vero, poiché gli eventi che si sovrappongono durante l’arco di una giornata sono molteplici e fanno sì che il nostro vissuto soggettivo si modifichi in funzione di essi e poiché viviamo nell’incertezza data dall’impossibilità concreta, di poter controllare e prevedere tutti gli eventi che si dipanano intorno a noi, dobbiamo comunque garantirci una stabilità generale che si protragga almeno per tutta la durata della nostra permanenza sulla terra.

Per questo motivo è importante lavorare per rafforzare il rapporto di stabilità tra il popolo e le istituzioni, piuttosto che alimentare il dubbio verso di esse. Per questo motivo, dobbiamo costruirci degli anticorpi per difenderci dall’arma della diffidenza, che troppo spesso viene usata su di noi. Questi anticorpi possiamo farceli solo informandoci in maniera corretta, studiando, interessandoci al mondo che ci circonda. Per questo motivo le affermazioni di Trump vanno interpretate nel giusto modo, altrimenti rischiamo di non capirci niente e non ci poniamo le domande in maniera corretta: Perché Trump afferma di non credere al sistema di voto? Perché lo dice proprio adesso? Quali sono gli effetti di un’affermazione del genere? Perché i giornali si focalizzano sul futuro, “Trump accetterà la sconfitta”, piuttosto che chiedersi quali sono gli effetti di quell’affermazione nell’immediato? Rifletteteci e troviamo una risposta.