8 giugno come Natale…

Oggi compio quarant’anni. È un momento molto particolare della mia vita e forse anche per questo ho aperto questa pagina. Nel post di oggi, potrei raccontare un sacco di cose, aprire un pippone assurdo sui miei numerosi viaggi, parlare delle mie esperienze in Francia, negli Stati Uniti, in Africa…raccontare delle soddisfazioni che mi ha dato in passato il mio lavoro e del perché mi sono messo a scrivere…oppure alla Bukowski approfondire il tema delle mie relazioni amorose…invece, mantenendo lo spirito dei miei scritti precedenti, vi racconterò di quando in occasione del mio settimo compleanno, divenni l’Anticristo.

Era l’otto giugno del millenovecentoottantasette e io quella mattina, come ogni lunedì, mi alzai per andare a scuola, all’epoca frequentavo la seconda elementare. Ricordo che dopo essermi vestito, andai in cucina e sedutomi alla tavola per mangiare il caffelatte coi biscotti, notai un crocifisso di ferro agganciato ad una collanina di corda. Chiesi alla nonna di chi fosse e lei gentilmente mi disse che era appartenuto a uno dei miei cugini più grandi, che l’aveva dimenticato a casa nostra e non l’aveva più recuperato. Domandai immediatamente di poterla indossare e come succedeva sempre con la nonna, non faticai più di tanto ad avere al collo quel gioiellino di ferro e corda. Ricordo che era un crocifisso molto ben levigato, senza spigolature e che quasi senza accorgermene cominciai a tenerlo in bocca. Nel giro di qualche ora Gesù cominciò a passar più tempo tra le mie labbra che al mio collo.

Ricordo benissimo il momento in cui, qualche ora più tardi, assorto completamente dalla lezione di una delle mie maestre, succhiando il monile, lo tirai talmente tanto che l’anellino di giunzione con la cordicella si ruppe e Gesù finì direttamente dentro di me. Probabilmente quel momento lo ricorda bene anche la mia maestra, che casualmente mi stava osservando e che mi vide chiaramente ingurgitare il simbolo religioso. Subito corse in corridoio a chiamare la bidella e insieme, con l’aiuto di un altro maestro, cercarono invano di farmi sputare la croce mettendomi a testa in giù. Niente, come punizione per aver tenuto in bocca suo figlio tutto il tempo, l’altissimo aveva decretato che me lo mangiassi. A quel punto, quando tutti si accorsero che non c’era niente da fare e avendo paura che potesse succedermi qualcosa, chiamarono i miei genitori e un’ambulanza, anche perché il crocifisso era abbastanza grosso di conseguenza tutti erano molto preoccupati. Mia madre, che all’epoca lavorava in una confezione dietro la scuola, accorse nel giro di pochi minuti e mi accompagnò al pronto soccorso.

C’è da dire, da quello che ricordo, che ero abbastanza tranquillo, non stavo affogando, respiravo bene, e a parte la paura nel momento in cui Gesù era entrato nel mio esofago, successivamente mi sentii normale. Arrivati all’accettazione del pronto soccorso, il motivo della nostra visita causò fin da subito, l’ilarità di tutto il personale infermieristico. Una prosperosa infermiera, me la ricordo ancora tanto era bella, ci accompagnò al reparto di radiografia rivolgendomi durante il cammino, domande sull’accaduto, senza nascondere risolini di scherno dietro il suo sguardo apparentemente serio.

Il radiologo invece, in un primo momento prese la notizia più seriamente, non sapendo se l’oggetto fosse da togliere mediante operazione chirurgica o meno, ma la sua espressione cambiò rapidamente, quando prese in visione le lastre delle radiografie. Mi guardò sorridendo e dando gomitate al collega vicino a lui disse: francamente Claudio, qui ci capitano un sacco di bambini che ingoiano oggetti di vario tipo come: spilli, monetine, biglie, pezzi di giocattoli, ma un crocifisso, da quando lavoriamo qui, non l’aveva mai ingoiato nessuno! O chi sei l’Anticristo? Dopodiché guardò mia mamma e rassicurandola disse: non si preoccupi, dovrebbe rifarlo via anale tra qualche giorno, altrimenti dovremmo operarlo. Mia madre sbiancò indecisa tra l’incazzarsi o meno per tutte quelle risatine, tanto era preoccupata, dopodiché mi portò a casa, dove per tutta la settimana aspettammo l’arrivo di Gesù, manco fosse Natale.